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Log Book · 27 di 38

watch 22

Data
ven 19 ott 2012
Turno
00:00 | 03:00 am.
Posizione
40°42’ N | 01°02’ E
Vento
NE 5
Run
1213 Nml

Sono le 03:20 am. ed i bombardamenti sono ricominciati da qualche ora, disteso nella cuccetta ed incastrato con il computer appoggiato tra gambe ed addome, sono appena rientrato dalla cucina dove ho mangiato un biscotto ed un bicchiere di latte prima di andare a nanna.

Più volte ed a vario titolo mi è capitato nella vita di non riuscire a procedere con “equilibrio”, ma il semplice attraversare la cucina in queste condizioni è stata un’impresa che mi ha portato a sbattere nell’ordine: sul bordo del lavello prima, poi sul fornello ed infine nel frigorifero…quello che si chiama procedere a rimbalzo. Gli unici animali che credo si potrebbero trovare a loro agio in una situazione simile, ma ne dubito comunque, credo possano essere i gatti.

Controllare la nausea con questo mare e cercare anche di scrivere appartiene al mio essere troppo esigente delle volte da me stesso per primo, ma questa storia di scrivere mi sta stressando talmente tanto che, se non lo faccio volta per volta, finisce che mando tutto a ramengo.

Siamo partiti, come sembra evidente, dopo una lunga pausa nel porto di PortGinesta, un marina poco a sud di Barcellona vivendo 5 giorni a terra di cui volentieri parlerei o parlerò in un altro momento per ovvi motivi.

E’ inutile dire che appena usciti dal porto, il capitano sunshine mi ha chiesto quale vela dovessimo aprire con quel vento, dando per scontato che finalmente dopo aver avuto ospite a bordo lo straordinario Olivier per ben due giorni, e di cui spero avrò scritto a sufficienza nel capitolo Barcellona, la risposta esatta fosse: quel benedetto Genoa…

Nemmanco a dirlo, esiste un momento in cui il destino telefona al contrappasso e prendendo appuntamento a casa della beffa per burlarsi di certi umani che al Karma proprio non ci credono.

E’ difficile immaginarsi la faccia di tutti quando nel premere l’interruttore di avvio dell’avvolgifiocco finalmente, quello stesso apparecchio oggetto e causa principale della fermata a Barcellona, della venuta di un tecnico specializzato direttamente dalla Francia, oggetto già di almeno tre sostituzioni da quando la barca era a kalamata, pur essendo stato riprovato in porto solo stamane…è rimasto immobile e silente.

Secondo me o è una maledizione quella di questa vela, o è un segno del destino talmente grande che varrebbe la pena che cominciassimo ad analizzarlo e trarne un senso…

Il tempo sta cambiando e noi siamo “scappati” in extremis per sfruttare una perturbazione che è di passaggio con venti principali da NE e possibile rotazione a N che ci porteranno a sperimentare finalmente e per la prima volta, almeno un paio di giorni di andatura poppiera.

L’uscita dal porto alle 17:00 con vento NE 5 è stata da manuale anche se c’era vento forte, dopo aver saggiamente passato ½ ora a ragionare e spostare le varie cime di ormeggio in funzione della partenza, quando è arrivato il momento di mollare gli ormeggi tutto è andato secondo i piani ed i vari osservatori più o meno occulti ma sempre presenti nei porti, si sono dovuti godere lo spettacolo rimanendo a bocca asciutta…

La notte scorsa per pubblicare questo benedetto blog sono stato in “ufficio” fino alle 5:30 come del resto negli ultimi 3 giorni e quindi ho dormito pochissimo ed ora devo riprendere il ritmo dei watch che è sempre particolare.

Il mio primo turno è stato tranquillo anche se alle 24:00 sarei volentieri rimasto a dormire ancora un po’, ma quando chiama il dovere… e poi stare all’aria aperta con tutti questi tonfi, spesso è meglio.

Il vento durante il watch ha raggiunto raffiche da 28 nodi alle spalle e con la sola tormentina filiamo ad una media di 6 nodi.

L’onda è finalmente distesa e lunga, preludio di quella oceanica, tuttavia non c’e’ verso di farsele andare bene, corte o lunghe, dolci o frangenti, specialmente se l’angolo d’attacco non è favorevole, lo stomaco tende sempre a ribellarsi…almeno in cuccetta.

Fuori è un’altra cosa, è più divertente ma il modo di timonare con quest’andatura è differente e poi non ci si annoia perché sul Fly c’e’ sempre l’effetto Tagadà.

Quando ho dato il cambio ad Ale, mi ha detto che era piovuta sabbia o terra, ma io chiuso come sempre nella mia strepitosa cerata che, a dispetto del suo nome, finalmente comincia ad avere un aspetto più vissuto, non mi preoccupo più dalla partenza, di ciò che può avvenire fuori.

E’ una sensazione difficile da descrivere e pensare a quanto costa oltre a qualche scrupolo genera un sottile senso di vergogna, però non c’e’ niente da fare in questa attività è uno strumento di lavoro e come tale quindi è giusto che sia il meglio poiché alla fine è l’indumento che ridefinisce il concetto di comfort in una situazione che naturalmente tende ad annullarlo.

Con il suo bavero alto rivestito di pile caldo che cinge fin sopra le orecchie e scende sul volto assecondando la curva degli zigomi e andando così a proteggere le labbra ma lasciando libero il naso che eventualmente può essere protetto con una piccola pattella velcrata sempre in tessuto impermeabile e cucita da un lato come cerniera,  che permette nelle situazioni più rigide di lasciare scoperti alle intemperie i soli occhi…

Se poi arriva l’acqua, allora dalla parte esterna del colletto, ripiegato in una apposito alloggiamento in esso ricavato, si srotola un fantastico cappuccio fluorescente anch’esso rivestito in pile  appropriatamente progettato da chi acqua deve averne presa a badilate in barca, che rende ogni altro ulteriore commento superfluo.

Probabilmente potrei scrivere un libro intero solo sulla mia cerata, ma non credo che sia il caso poiché ogni singola battuta sulla tastiera mi costa uno sforzo enorme per la sensazione di nausea latente dovuta all’azione congiunta tanto del movimento che della mancanza di circolazione di aria fresca…ma d’altronde siamo in trincea.

Anch’io sopra ho preso la mia dose di acqua durante il turno e vento e mare mi hanno fatto ricordare che l’uomo è un animale abitudinario dalle radici facili ed era proprio arrivato il momento di ripartire perché, anche se rimanendo chiuso in un bar per tre giorni e tre notti avevo cominciato ad intessere quella naturale tela di contatti umani che tanto mi piace quando viaggio per i fatti miei sempre alla ricerca di un posticino dove fare il nido e alla lunga avrei avuto la tentazione di lasciarmi prendere dal destino.

Tranne il primo giorno non sono proprio andato a Barcellona e questo mi dispiace perché per via di questo blog sto “investendo” tutto il mio tempo libero per cercare di metterlo in piedi e dargli un senso, ma va bene tanto non ho lo spirito del turista e sinceramente non so nemmeno se l’ho mai avuto dal momento che per me viaggio e vita non hanno mai avuto significati molto dissimili…

Ora provo a dormire perché prima che riprendiamo il ritmo sarà un po’ dura e alle nove domani mattina dovrò svegliarmi per un altro watch…