Log Book · 26 di 38
watch 21
- Data
- gio 11 ott 2012
- Turno
- 03:00 | 06:00 am.
- Posizione
- 40°32’ N | 04°10’ E
- Vento
- E 3
- Run
- 1050 Nml
Questo è il turno fatidico perchè è nel pieno della notte, ma per me ha comunque il suo fascino…ogni turno ha le sue peculiarità e mi piace per qualche caratteristica. Questo sicuramente il più delle volte è dedicato a quella sottile arte del perdersi nei propri pensieri, di cui io sono maestro per altro.
Fa freddo ed è umido stasera, e quando do il cambio ad Ale all’orizzonte oramai ci sono dei gran lampi sull’acqua ed anche se il mare è ancora calmo, c’e’ una corrente fortissima che implica una grossa attenzione nello stare a timone perchè la bussola gioca a nascondino e, mantenere una rotta prefissata, sembra impossibile.
Poderosa la natura che squarcia il cielo per tutta la larghezza del nostro orizzonte illuminando la coltre di nubi nere che sembrano annunciare tempi duri…a fine turno si cominceranno ad avvertire anche dei tuoni in lontananza e la speranza che la permanenza a Barcellona sia all’insegna del sole, dentro di me comincia a vacillere.
Mi piace alternare al timone due tecniche completamente diverse a seconda della situazione.
Quando c’e’ vento forte e mare formato, devo stare in piedi e muovere il timone in continuazione per compensare gli spostamenti della barca sulle onde per seguire una rotta il più lineare possibile, diversamente in mancanza di vento vero, mi piace utilizzare il timone come l’accordatore usa un diapason.
Riduco progressivamente le escursioni del timone da ambo i lati per compensare il fuori rotta o una eventuale predisposizione ad orzare o poggiare della barca dovuta alla velatura o all’utilizzo di un solo motore, sino al punto di trovare quella porzione di angolo del timone sufficiente e necessaria a tenere la barca in equilibrio dinamico.
Tendenzialmente è impossibile proprio perché ci sono troppe variabili in gioco, ma diciamo che si riesce così anche a mantenere la barca in un range accettabile per qualche minuto…e poi si sa, la tentazione dell’equilibrio perfetto è una malattia di molti.
Il mare, per quel nulla che si vede dal momento che la luna è piccola e timida come la sua luce, è relativamente calmo e sembra già lontana la forza della perturbazione appena passata, nonostante seppur scaduti di latitudine abbiamo rimesso prua a NW puntandone nuovamente la coda…ma Barcellona è li che ci aspetta.
La sensazione più immediata è quella di essere immobili sul lago di Lockness e non mi meraviglierei se guardando al mio traverso in prossimità qualcosa venisse fuori dall’acqua, anche perché è successo poco prima ed era un dolcissimo delfino che mi è venuto ad augurare buon lavoro e spensierato con i sui tuffi a mezza luna, prima che mi potessi commuovere è scomparso nel corto orizzonte.
In linea di massima tutto questo mondo per me è un frattale e cioè un modulo o pattern che seppur della stessa “forma” cambia per scala ed ogni modulo finito in realtà altro non è che una parte dello stesso modulo più grande…
In questo caso il modulo è il viaggio inteso come esperienza compiuta, e all’interno del viaggio madre che è questa possibile traversata atlantica, esistono una miriade di viaggi più piccoli che a loro volta ne possono contenere altri e così via.
Ad esempio, un tipo di viaggio classico è quello che bene o male è costituito da ogni singolo watch che per attitudine ha tutte le carte in regola per divenire un’esperienza compiuta…c’e’ un inizio, c’e’ un mentre e c’e’ una fine, ci sono dei protagonisti e c’e’ uno scenario quindi, se si aggiunge anche una trama…il film è fatto.
Non so se la fantasia di ognuno riesca a comprendere l’interessantissima varietà di possibili combinazioni dello scenario sopra descritto, fatto sta che nella pratica è innegabile ed ogni volta basta decidere un tema e meglio ancora quando è il tema stesso che spontaneamente, vista l’opportunità rivendica attenzione.
Questa è stata la volta del tema: la libertà normata.
La riflessione ha preso spunto dal fatto che nonostante su questa barca ci sia un regime semi-militare e che i confini su ciò che si può e ciò che non si deve fare siano molto dettagliati, netti, ed in generale chiari anche in considerazione di tutte le limitazioni intrinseche al concetto stesso di barca a vela, tuttavia è possibile assaporare ed apprezzare momenti e sensazioni di semplicità e compiutezza che nella nostra assai più libertaria vita quotidiana abbiamo ormai tralasciato.
Mi riferisco ad esempio al ritrovato piacere di ammirare un alba o un tramonto con magari un appropriato sottofondo musicale, alla bellezza di un delfino o di una tartaruga che misteriosamente nuota da sola in un punto qualsiasi del mare, o della sensazione di compiutezza ed armonia che restituisce la barca che viaggia a motore spento con le vele gonfie di quello stesso vento che nel frattempo ci accarezza il viso ed increspa l’acqua.
Esistono momenti in barca, che io chiamo compiuti, proprio perché non avrebbero bisogno di niente in più di quello che esattamente c’e’ e questi momenti sono inaspettatamente molteplici.
Vissute nel modo giusto, le limitazioni se non frutto di problemi di ego di alcuni, ci aiutano ad apprezzare meglio quello che abbiamo, come un buon pasto preparato con quello che è rimasto in cambusa ma fatto con intelligenza ed amore, o a fronte dell’obbligo ogni 6 ore di alzarsi ed andare fuori eventualmente al freddo o sotto la pioggia ma anche al caldo cocente, senza giorno e senza notte, ci aiuta ad apprezzare il tempo libero e l’uso che di esso ne facciamo arrivando ad ottimizzarne l’uso e non sprecare nemmeno un minuto nell’ozio assoluto.
Ecco quindi che di tutto quel tempo che si pensa ci sia in barca, d’improvviso il sonno diventa l’attività principale se non ci sono lavori di routine o di corvè da assolvere, poi viene la scrittura o la lettura, una piacevole chiacchierata con qualcuno dell’equipaggio, un hobby…ma niente più televisione, niente tempo passivo passato senza lasciar traccia anche nella memoria breve.
Ecco perché qui, esattamente come in certi paesi del sud america o quelli disagiati in genere, anche se in apparenza faccio una vita più ricca di privazioni e sacrifici, di contro sono mediamente e più stabilmente più sereno e felice, spensierato quasi dal momento che, per gravi che siano, tutti i pensieri o gli incubi della terra ferma, non riescono a trovare in me e nel mio animo terreno fertile.
E’ ovvio che non si dimentica e che ciò a cui si è più sensibile rimangono temi aperti e sempre pronti ad essere affrontati con se stessi, ma forse anche la qualità del pensare su essi è diversa e comunque la prospettiva di approccio lo è sicuramente, spingendo a relativizzare tutto a quanto di bello si sta vivendo.
Passo ore ed ore, watch interi a parlare con tizio o con caio nella mia mente, a ragionare sui miei problemi e sulle possibili soluzioni, esattamente magari come mi capita sulla terra ferma, ma la differenza è data dalla serenità di fondo con la quale approccio alle cose, perché comunque in barca si vive solo il qui ed ora, ed io mi ritengo sempre troppo fortunato e libero per fare la parte della vittima…alla peggio, potranno sempre tornar tutti da dove sono venuti !!!
Uno nessuno e centomila recitava il titolo di un libro, è quello che siamo in questo passaggio terreno o almeno quello che dovremmo essere, che tristezza poter essere sempre e solo lo stesso personaggio per tutta la vita, non darsi la possibilità di mettersi in gioco, di cambiare, di trasformarsi ed essere ciò che si vuole esattamente seguendo le tracce del proprio destino, avendo fiuto e sapendo riconoscere i segni di cui il nostro cammino è disseminato.
Che grande esperienza la vita e che peccato buttare via il tempo appresso alle chimere o peggio per paura…non ci data sfida senza che ci siano dati anche gli strumenti per affrontarla…Amen!
Adoro e non scambierei per niente al mondo la capacità di non prendermi mai troppo sul serio nella vita, cercando di adattarmi sempre al meglio alle situazioni provando ad indossare “vestiti” diversi a seconda di quello che richiede la situazione e delle diverse regole che amministrano ogni gioco e di colpo niente più diventa assoluto e dogmatico, nessuna rigidità e nessuna intransigenza, tutto diviene possibile, relativo, elastico, armonico e positivo…siamo quello che facciamo.
Ed ecco che quando salgo a bordo, non mi pesa addirittura smettere di fumare di colpo, o rinunciare a cose superflue o vizi inutili, ecco perché non amo nessuna forma di dipendenza ma credo nella disciplina e nel potere che il lavoro duro e la fiducia in se stessi hanno rispetto ai propri obbiettivi, qualsiasi essi siano…e così appunto, che l’esperienza del viaggio sarà piena soprattutto di cose ricche di senso e significato e vissuta in un modo o nell’altro all’insegna dell’unica cosa che veramente mi interessa nella vita: l’intensità.
Con umiltà, ringrazio tutte quelle persone, grandi e piccole, che anche loro malgrado, hanno contribuito a farmi diventare quello che sono oggi, perché ne lo cambierei ne tantomeno tornerei indietro, piuttosto sono divorato dalla curiosità di vedere cosa mi riserva il futuro...