Log Book · 5 di 38
La bella e la bestia...
- Data
- mar 2 ott 2012
La prima notte a bordo non è stata delle migliori…sveglio alle 4:00 dopo una serie di sogni a tema…io che andavo a sbattere. E’ strano da interpretare ma in effetti è stata una carrellata di situazioni, luoghi e persone diverse accomunate da un solo filo conduttore…io che finivo per sbattere in qualcosa!!!
Accovacciato nella mia cuccetta al piano di sopra di un letto a castello, ho preso il computer ed ho cominciato a scrivere sperando che almeno ad un certo punto il sonno mi cogliesse per stanchezza ed in tutto questo la mia mente ha continuato a ripensare a quale oscuro significato si nascondesse dietro quella sequenza di sogni così strani…
Alle 7:00 finalmente, quando sarebbe stato opportuno alzarsi, Morfeo ha chiamato giro e la palpebra irrimediabilmente mi è calata in contemporanea a tutto il resto che si è lentamente lasciato andare accasciandomi sulla tastiera del laptop che, tra l’alto, scaldava e premeva sul mio inguine come una famiglia di gatti infreddoliti.
Alle 9:00 il risveglio con il capitano che si prepara la colazione e la mia testa che è più pesante di quando mi sono coricato…bhe se il buongiorno si vede dal mattino, allora!!!
La colazione è frugale e veloce, come al solito c’e’ la mia cara e vecchia lista delle cose da fare che mi aspetta già da ieri sul tavolo e… vai con il Rock & Roll.
A questo punto però, non posso andare avanti con la descrizione della giornata, se non faccio un focus sul giocattolo per adulti, cioè se non provo almeno a parole a tracciare i confini di quello che è il mezzo attraverso il quale questo viaggio si compirà…la barca.
Per chi non ha visto il mezzo...
A vederla ormeggiata, sembra un pachiderma addormentato sull’acqua o meglio ancora una sorta di manta di vetroresina affiorante delle dimensioni di un isolotto che tradotto in cifre, per gli appassionati di numeri è:
Con una lunghezza fuori tutto di quasi 19 mt, una larghezza di 10mt che formano una superficie teorica galleggiante di ca, 190 mq ed un peso a pieno carico max di 38 tonnellate.
Tuttavia se si considera anche la terza dimensione, sull’asse Z essa si erge fino a 31 mt di altezza…quanto un palazzo di 10 piani per intenderci, dall’ ultimo piano del quale però, anziché appendere le lenzuola lavate di fresco, per sfruttare l’energia pulita del vento alfine di spostarsi dal punto A al punto B, si possono far sventolare a prua un Genoa di 96 mq e verso poppa una randa di tutto rispetto di 146 mq, ma se proprio proprio c’e’ vento favorevole nella sua andatura preferita, allora si può contare su un enorme Spinnaker di 300mq o un più morigerato ma altrettanto potente Gennaker di 190 mq.
Sempre per giocare con i numeri, il solo boma è lungo 8mt, e partendo dalla poppa, dopo aver percorso 11mt, si è solo ai piedi dell’albero e se questo non fosse sufficiente allora ci sono due Volvo penta da 150 Cv. che possono spingere il giocattolo alla velocità di punta di 10 Knt/h…che dire, questa barca è decisamente grande e potente, maestosa in porto ma mai troppo per mare e vento che purtroppo hanno scale di misura per cui tutti i numeri sopra citati di colpo possono diventare trascurabili ancorché insignificanti.
E’ infatti l’arroganza dell’uomo che gioca sempre a chi ce l’ha più grosso che spesso cela le peggiori sorprese e non si deve pensare che, per il solo fatto che è tanto grande allora non conoscerà mai il pericolo, perché per mare ci rimangono anche le petroliere e l’unica sicurezza è nella testa di chi governa le barche non negli scafi in quanto tali.
A vederla in foto o sul sito della Lagoon, non si potrebbe non rimanere incantati dalla maestosità e generosità delle dimensioni anche se un grandangolo usato con mestiere allunga di fatto quello che è già più che sufficiente nella realtà.
Una cabina amatoriale a dritta con accesso indipendente a poppa che puzza di suite con tanto di ingressino, bagno in camera e salottino di disimpegno oltre ad un king size invidiabile, a sinistra invece, sempre con accesso esterno ed indipendente dall’ampia dinette, c’e’ la cucina con i fuochi da una parte ed incassati sia un forno a microonde che uno normale mentre dall’altro lato, trova posto il lavello con un ampio e piacevole piano da lavoro in corian, che finiscono in un frigorifero a due ante classe A+ che ricorda quelli americani con generatore di acqua fredda e ghiaccio esterni, e non devo dimenticare di comprarne uno uguale per Casa Nocella non appena sarà finita, oltre ovviamente alla lavatrice e lavabiancheria che sono nascoste sotto il lavello.
Comunicante con la cucina c’e’ una cabina centrale con un letto a castello, poi un bagnetto e a seguire una cabina matrimoniale a prua con bagno indipendente ed una omologa nell’altro scafo...
Che dire, ci sono molti modi di spendere ca 1.500.000 eur, ma potendoselo permettere alla fine non c’e’ tanta differenza tra questo ed il modellino di barca con il quale giocavamo tutti da piccoli…ma anche no.
Vi sarà poi la descrizione delle prestazioni, ma questa avverrà non appena, mossa dal sibilo del Meltemi, innalzerà gradualmente il mio tasso di adrenalina fino al livello di euforia che sulle barche, è il mio preferito.
Non vorrei essere frainteso, tutto questo è bellissimo ed io mi sento onorato, ma posso con certezza dire che rappresenta gli antipodi del mio concetto di fare vela, ma siccome la fame di miglia e adrenalina è ancora forte e tanta in me, il mezzo è solo tale e non è al centro della mia esperienza...anzi.
Il solo pensiero legittimo ancorché condivisibile, di pensare di fare un lungo viaggio fino ai Caraibi con questo sogno a vela, di abitarlo, di viverlo, di dirigerlo attraverso i venti portanti e sentirlo vibrare sotto le sferzate del vento e del mare, non può che attingere al più condiviso immaginario collettivo e ispirare una forma sanissima di invidia ancorché di aspirazione da parte credo di tutti.
Tuttavia, come spesso accade nella vita, il potere illusorio di ciò che sembra ed appare in superficie, nasconde invece una contropartita amara e onerosa che, sono quasi certo, a quegli stessi tutti nei fatti farebbe passere la fantasia dopo poco tempo….
Non esiste bellezza che non debba essere conquistata in qualche modo o in qualche forma, così come non esiste la possibilità che non se ne debba pagare un prezzo e spesso proporzionalmente a quanto essa vale o rappresenta per noi, il peggio è costituito dalla sovrastima del valore che attribuiamo alle cose e alle persone, ma questa forse è un altro film.
Molti, alla notizia di questo viaggio probabilmente hanno pensato a me con un tratto di sanissima invidia per
l’opportunità e la fortuna che mi si è prospettata ed è vero, ma in realtà lo è solo in parte.
La verità è che questo è per me anche il coronamento di un sogno, di un desiderio che ho inseguito tenacemente e con caparbietà dal 2007, e se mi trovo oggi a bordo ha sicuramente radici ben salde con le mie ultime delusioni.
È infatti una mia caratteristica reagire alle avversità della vita, cercando di rendere creativa la risposta e spronandomi a trovare nelle delusioni o nelle negatività in genere lo sprono per fare spesso quei passi che, seppur consapevoli siano utili ed importanti per tutti noi, troppo spesso semplicemente non abbiamo il coraggio di fare.
È questo per me ormai un vero e proprio metodo grazie al quale, qualora ve ne fosse bisogno, ho avuto la riconferma che il caso non esiste e se a volte ci accade qualcosa di spiacevole, molto spesso è perché, se sappiamo vederlo ed accoglierlo, nel nostro futuro ci sarà una gioia più grande.
In porto ed in navigazione, tutti quei numeri sulla barca sciorinati con orgoglio e che suscitano ammirazione negli occhi di chi passeggia la banchina, diventano una miriade di lavori da fare a rotazione, metri e metri lineari di cromo da lucidare che alla fine se fosse vero quello che ci raccontavano da piccoli circa l’auto da fe, ci sarebbe da rimanere ciechi. Una quantità impressionante di metriquadri di gelcoat da strofinare e tenere sempre pulito ed in ordine, decine e decine di angoli, spigoli, gavoni da pulire, teak da rianimare a botta di spazzola e ginocchia a terra che ogni volta penso a cenerentola e mi chiedo come abbia avuto tutta quella pazienza…vetri, cime da lavare, quintali di acqua potabile sprecati per tenere il giocattolo sempre lucido ed efficiente…e meno male che sono il first mate ed avrò due persone di equipaggio da gestire.
Per non parlare della manutenzione delle vele, dei motori, dell’attrezzatura, del fatto che tutto sto puttanaio, come la maggior parte delle cose oggigiorno, funziona ed esiste principalmente grazie a circuiti stampati e scatoline sigillate che sempre più hanno soppiantato la maggior parte di tutto quello che una volta era meccanico…ed ecco che quindi per una stronzata qualsiasi, ci vuole o il perito elettrotecnico o direttamente il mago Otelma o qualche sua emanazione.
Probabilmente Moitessier ha tirato dritto alla Golden Globe Race per molto meno di un’avaria elettronica, e tutti i veri navigatori che abbiamo imparato ad ammirare e ad amare, semplicemente non saprebbero che farsene di tutta questa elettronica a bordo e specialmente quando il gioco si fa duro.
In tutta la mia esperienza, per piccola che sia, ho assistito ad avarie di tutti i tipi, ed alla fine scopri che ci sono sempre mille cose da fare in barca perché ne aggiusti una e se ne rompe un’altra.
Da quando sono arrivato ieri, abbiamo il sistema idraulico che tiene frenato l’albero di trasmissione di un motore che si è spaccato nella filettatura dell’ingresso dell’olio idraulico del carter, con la conseguenza che non si può mettere in moto un motore pena “sanguinamenti” copiosi e pericolosi. La passerella rigorosamente telescopica ed idraulica, si è inceppata per via di un carter che con le vibrazioni si è sganciato finendo per tranciare un raccordo di tubo e mettendo fuori uso la passerella. Il rollafiocco del Genova, essendo ovviamente elettro-idraulico, è saltata la scheda e dobbiamo aspettare il ricambio dalla Francia e l’istallazione che deve venire da Atene….Insomma, la verità è che questo è un delivery e questa parola, per certe persone, ha il significato della trincea e quindi si scherza un … e si procede a suono di credere, obbedire e combattere….e non abbiamo ancora cominciato la navigazione.
In realtà alcuni amici mi hanno salutato facendomi l’imbocca al lupo per la buona vacanza, ma da stamane io ho dovuto pulire tutto il cromo (tutte le parti cromate), lavare il tender, sciacquare il fly bridge e le cime, lavare tutta la cuscineria interna che era rimasta e che non è stato possibile archiviare…
Si perché quello della precarietà è un altro concetto che è ben saldo ad un certo tipo di concetto di delivery, la barca prima di affrontare il viaggio, qualsiasi esso sia, deve essere svuotata d tutta la cuscineria, di tutti i comfort, tutto viene imballato ed imbustato, di un salone con due divani e tre tavolini, non c’e’ dove sedersi sul morbido, tutto deve essere protetto contro il danneggiamento accidentale, e quindi vai con il nastro a proteggere tutto quello che è possibile affinché si arrivi a destinazione e si possa riassemblare la barca nelle stesse condizioni di partenza.
Per fortuna che sono allenato e la costruzione della casa, mi ha fortificato tanto nel corpo quanto nello spirito, ma che fatica sorridere e pensare che questa non è una vacanza perché si lavora, ma non è propriamente un lavoro perché in proporzione non si guadagna!!!
Ora sono le 2:00 del mattino ed io sono sempre disteso nella mia comoda ed elegante cuccetta ed è ora di fare la nanna, perché domani, oltre a dover pittare tutto il cromo con il cif per proteggerlo per il viaggio, andare in testa d’albero, caricare e stivare la spesa e qualche altro servizio, notizia ben più importante arrivano anche gli altri due ragazzi, una coppia nello specifico, che ci dovrebbe aiutare nella traversata e quindi se tutte le magagne saranno a posto e l’umore sarà quello giusto…domani sera o poi domani mattina al massimo saremo finalmente di Rock & Roll di nuovo…