Log Book · 6 di 38
Puntando l'orizzonte...
- Data
- mer 3 ott 2012
- Posizione
- 36°59’ N | 22°05’ E
- Vento
- NW 1
- Run
- 0 Nml
KALAMATA (GR)
Ci siamo oggi è il giorno. Sveglia alle sette anche se ieri notte io e il capitano l’abbiamo tirata un po’ per le lunghe al bar del marina per salutare il nostro amico Nikita.
Dopo un rapido ceck finale a tutta la barca e la sostituzione delle linee di ancoraggio fisse a poppa tra le bitte del molo e quelle della barca, con un circuito che permette di mollare gli ormeggi e recuperare direttamente dalla barca senza dover fare funambolismi o aver bisogno di aiuti a terra, siamo pronti.
Sono emozionato, sembra che la barca sia come la bicicletta, ma io non ne sono mai sicuro ed allora appena liberi dalla banchina, il nostro “sasso” di vetroresina docilmente comincia a muoversi verso le 8:30, abbandonando quello che per più di un mese è stato il suo “posto fisso”, concetto di per se interessante se riferito ad una barca, hovewer tutt’intorno anche il resto del porto lentamente e senza fragore comincia a risvegliarsi.
Alcuni navigatori ci salutano dalle loro barche ormeggiate con un certo senso di ammirazione dal momento che molti sanno dove stiamo andando ed hanno assistito a tutta la manutenzione straordinaria nonché a tutta la preparazione e lo smantellamento della barca come se dovessimo andare in guerra…ma purtroppo, anche se spero nessuno ci sparerà addosso, di sicuro sarà un viaggio di trincea e cannonate, come tutti gli altri.
Era da tempo che sognavo vedere questo pachiderma muoversi sull’acqua, per quanto piccola e variegata possa essere la mia esperienza di vela, è certo che per me è sempre come fosse la prima volta, come un bambino aspetto emozionato che si dispieghino le vele e che possa provarne il controllo al timone….è di sicuro una delle forme di dipendenza più sana tuttavia, nella quale sono caduto in vita mia.
Guardo i due nuovi amici teneramente, sapendo che non immaginano quello che stanno per affrontare e vivere non perché io sappia cosa ci aspetti fino in fondo, ma conosco le regole di questo gioco e le modalità della partita e ne ho visti tanti modificare gli sguardi fieri e speranzosi del momento dell’imbarco con quelli sfiniti di chi arriva a chiedersi il perché di tutto ciò…e non trova risposta.
Spero bene tanto per loro quanto per me, siamo una squadra e che tutti stiano bene è la cosa migliore che ci può capitare.
Il sole si sta alzando e la scia del pachiderma disegna una serie di esse nelle tranquille acque del porto che nonostante abbia dimensioni di rispetto per permettere a tutte le barche di manovrare ed ormeggiare, tuttavia con questa barca si ha la sensazione di passare tra la prua delle altre a distanza tale che pare un Presentat’arm.
Il porto è ormai alle spalle, i fender sono stati ritirati e stivati nei gavoni ed il viaggio inizia all’insegna della tranquillità con un motore a 1300giri che ci spinge in mare aperto…issare le vele su questa barca non è cosa semplice ne veloce, quindi bisogna mettersi controvento come tutte le barche, ma bisogna stare ben lontani tanto dalla terra quanto da altri ostacoli….nessuno di noi può fare niente ovviamente dal momento che non conosciamo ancora la barca e per di più è tutto elettrico, infatti per dimensioni e forze in gioco su questo catamarano, non c’e’ nemmeno il winch handler.
Non mi piace particolarmente questa filosofia di barca ne il fatto che il 50% dei problemi che essa ha avuto e che è stato necessario risolvere sono di natura elettrica…ma quando la randa, la prima vela ad andare su, lentamente ma inesorabilmente sotto il tiro della drizza arrotolata sul tamburo di un winch Harken 80 con un tamburo da almeno 20 cm di diametro, ha cominciato a dispiegarsi dalla lazy bag…bhè, qualcosa mi si è stretto in gola ed un sorriso ebete da bambino felice mi si è stampato in viso.
E’ difficile capire perché certe volte le persone fanno certe cose, si sottopongono a prove incredibili o rischi senza che dall’esterno se ne riesca ad afferrare la motivazione, in realtà credo che ci sia sempre una motivazione ma che spesso rimanga celata in ognuno di noi…per quanto mi riguarda sono un’insieme di cose che, nonostante la follia del contesto, contemporaneamente da una parte mi spingono alla ricerca del mio limite e dall’altra mi appagano nel momento del loro compimento.
Whow, it’s fucking big ! non ho mai visto dal vivo una randa così grande e credo solo adesso di capire perché questo mostro abbia bisogno di tanto vento per andare sull’acqua…pochi istanti dopo, era fuori anche la vela di prua che in questo caso è una specie di tormentina (vela di dimensione ridotte ottima per il cattivo tempo) poiché il Genoa guarda caso è ancora fuori uso per un problema elettrico al motore senza il quale bisognerebbe farsi un ….indecente, cosa a cui nessuno anela ovviamente.
Eccola finalmente, ad ali spiegati con le sue vele che le restituiscono un’autorità nello spazio tridimensionale…che spettacolo da sotto, siamo tutti incantati, ma dura poco perché come sempre, in barba alla tranquillità delle previsioni, lentamente che andiamo avanti il gioco comincia a cambiare rapidamente, al primo log delle 9:00 leggo vento W 1 che significa vento proveniente da Ovest con forza 1 della scala Beaufort, tutto tranquillo insomma, ma già a quello delle 12:00 dopo il primo turno di watch, il log riporta W 5, cioè un vento sopra i 15 nodi e quindi parte la prima mano di terzaroli alla randa ( riduzione della superfice velica) che ovviamente compie e ci spiega il capitano per prendere visione e conoscenza con le manovre che anche se sono sempre le stesse per tutte le barche cambiano da scafo a scafo per una serie di motivi.
Il problema di avere a che fare con una barca del genere è che, per pesi, dimensioni e forze in gioco, a differenza magari di scafi più piccoli, qui non ci possono essere errori di nessun tipo perché quello che succede spazia esclusivamente tra il fare tanti danni e farsi/e male a qualcuno.
D’altronde siamo in Grecia la patria di queste condizioni ed allora l’esperienza mi porta alla mente tutte le volte che ho navigato con mare e vento simili con altre barche, specie se monoscafo, e come vivevamo a bordo quelle condizioni che nel frattempo sono arrivate a vento forza 6 ed onde corte al traverso che hanno cominciato a far fare al nostro “isolotto” , la parte del cavallo imbizzarrito…
Inutile dire che i due nuovi amici hanno preso conoscenza diretta e veloce con il mal di mare ed anche io ho avuto qualche accenno di nausea, con l’unica differenza è che a me tutto questo sbattere, mi piace.
Comunque siccome questa è una caserma e non un villaggio valtur, nonostante le condizioni precarie dei due amici, la vita di bordo deve andare avanti e quindi ognuno deve fare il suo turno e Ale addirittura tra un rovescino e l’altro ha dovuto pure scendere in cucina a fare da mangiare ½ chilo di pasta sindacale con le melanzane che è ancora tutta li a meno di due piccole porzioni che io ed il capitano abbiamo mangiato per via della fame, ma che mi sono premunito di far risaltare in padella togliendo le melanzane che io non mangio, aggiungendo un po’ di olio e del sugo e tanto formaggio…ed alla fine erano anche mangiabili, nonostante qui si tratti di nutrirsi…mangiare è altra storia.
Il mio primo watch è stato quello delle 15:00/18:00 e quando sono sceso dal fly bridge (ponte di comando dove ci sono i timoni e le manovre per le vele) sul log book (giornale di bordo dove alla fine di ogni turno ognuno scrive una serie di informazioni tecniche tipo la posizione, la direzione ed intensità del vento, etc…) ho segnato NW 5 ed avevamo percorso 41 Nml in direzione della Sicilia.
Tuttavia mi sono divertito tantissimo con il vento che oscillava dai 16 ai 24 nodi ca, e questo muso enorme che, come un carro armato, sembra appiattire le onde che gli arrivano sotto gli scafi salvo impennarsi di colpo e poi puntarsi nel cavo dell’onda ogni tanto quando arrivano i rinforzi e le onde mamme chiedono vendetta per le più piccoline…
Che spettacolo, sotto sbatte tutto, gli scafi fanno un fragore a volte inquietante anche se so che queste sono condizioni assolutamente tranquille per questa barca e che le vere legnate arriveranno quando ci saranno 30 – 40 knt di vento e mare formato ed incazzato sul serio, non il Mediterraneo o l’Egeo che sono comunque chiusi e relativamente piccoli e le onde non hanno il tempo di distendersi e pettinarsi belle alte alte.
E’ per questo che sono qui ed è per queste emozioni e sensazioni che sono disposto ad affrontare l’enorme carico che per vari motivi lo stare qui, ogni volta mi comporta, ed io ho sempre pagato il prezzo per vedere soddisfatti i miei desideri…quindi spero che gli altri se lo facciano piacere al più presto senno diventa un incubo, ma la prima notte aggiungerà alcuni pezzi mancanti.
Nel frattempo dalla mattina Ale e Manu non sono mai più entrati nella dinette o in qualsiasi altro spazio chiuso della barca, hanno preso confidenza con i turni nel modo peggiore, ma c’e’ da dire che, per quanto si balli essendo questo un catamarano di 19mt è la barca migliore su cui potevano e potevamo capitare per certe condizioni, diversamente su un monoscafo più piccolo, certamente si sarebbero votati entrambi dopo poche ore, al nuoto d’altura.
Oggi il mio turno di notte è tra i più comodi, e mi tocca fare 24:00 | 03:00, buttatomi letteralmente giù dal letto a castello nel quale in barba a tutta quella condizione ed anche alla mia nausea incipiente, mi ci sono buttato a corpo morto. Di notte, fuori in barca fa freddo ed è umido e noi dobbiamo fare una maratona e non possiamo permetterci di compromettere il nostro stato di salute, ed ecco perché ho obbligatoriamente consigliato alla Manu di entrare nel sacco a pelo dal momento che si era buttata fuori sperando di trovar pace e più aria.
E’ vero è come la bicicletta, alla fine del primo turno di notte, mi sono accorto che è come se non fosse passato tutto il tempo che in realtà è trascorso dal mio ultimo delivery, e di questo ne sono felice, il vento non ha mollato un attimo ed il mare pure, la notte ha un fascino particolare e noi siamo già in mare aperto con la Grecia alle spalle ed il muso puntato allo stretto di Messina con rotta 270°.
La solitudine del watch con i propri pensieri è qualcosa che ti deve necessariamente piacere, e soprattutto in una barca come questa che a differenza dei motoscafi, hanno tutta la zona di comando ed i timoni relegati sul fly bridge, cioè tecnicamente al piano di sopra rispetto al salotto esterno della barca e quindi, maggiormente di notte si è completamente isolati e soli anche se questo restituisce una sensazione di nowere che a me piace molto.
A differenza del passato, si sono aggiunte una serie di regole e divieti, oltre a quello del fumo, dell’alcol, le new entry sono che non si può più mangiare o bere sul fly bridge e non si usa più il pilota automatico, anche se prima era invece obbligatorio!!!
Sono tante le cose che bisogna fare durante un turno e se non si può utilizzare neanche il pilota automatico, allora tra il mantenere la rotta al timone, scrutare l’orizzonte in cerca di navi collidenti od eventuali oggetti galleggianti ed altro ancora, si capisce bene che rimane poco tempo libero per quei quattro neuroni rimasti liberi di argomentare sulle tematiche a cui sono più legati.
Sarà la pressione, sarà la notte, ma questo schema normalmente finisce per fare da volano al proprio stato d’animo, accelerandone in tutti i casi gli sviluppi, tuttavia quando di fondo si gode di una relativa serenità e tutto quel buio, il rumore del vento, il riflesso del mare, il taglio di ogni singola onda sembrano far parte della stessa armonia, allora io mi rendo conto che sono centrato totalmente nel mio qui ed ora e questo mi basta per sorridere e stare a posto tanto con me, quanto con il mondo.
Di pensieri ne ho sempre troppi con me e anche di emozioni, ma questo però non mi impedisce di utilizzare tutti gli spazi di solitudine reale che la barca mi regala, per entrare in contatto sempre più profondo sino a trascendere tutto lentamente nella consapevolezza che la vita è un gioco, che io sono fortunato a giocare le partite che scelgo e che se dovessi desiderare un posto dove trovarmi, è proprio qui che vorrei essere ora…
Buonanotte…