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Log Book · 29 di 38

watch 24

Data
ven 19 ott 2012
Turno
06:00 | 09:00 pm.
Posizione
39°50’ N | 00°16’ E
Vento
E 6
Run
1294 Nml

I concetti affrontati in questo turno sono: equilibrio ed accelerazione.

Il clima oggi è da giornata invernale e con gli altri quasi non ci siamo visti proprio, il mangime è stato preparato dalla Manu in parte, dopodiché mi sono permesso a subentrare sia perché mi faceva tenerezza vederla con gli occhi lucidi e la nausea sul punto di avere la meglio e sia perché almeno vorrei trovare conforto nell’unico pasto caldo della giornata dal momento che, anche se pare che io accusi meno il mal di mare, diciamo che starei sicuramente meglio a casa mia in questo momento.

Il piatto è un pentolone di riso in bianco con le zucchine da accudire con un brodo…buono, ma io c’ho fame ed il fatto di mangiare per nutrirmi è sempre una materia controversa e che spesso mi trova contrariato, tuttavia ho aggiunto del curry e con un po di amore è uscita fuori una cosa decente, se non fosse che al final solo io e il cpt l’abbiamo mangiata, per il resto Ale non so dove sia e la Manu è buttata in dinette a prendere aria..KO tecnico.

Appena finita la mia scodella sono di watch, il tempo è brutto, a volte piove altre volte rimane solo grigio, ma oggi è di quelle giornate da starsene a casa e dove lo stimolo a farsi la fatidica domanda è più pressante che mai.

Incerato nel mio mondo interiore, comincio a combattere in un tempo infido con l’onda lunga e distesa ma frontale quindi cioè, come su una montagna russa, un continuo di su e giù quando va bene e l’ondulazione è in sincrono con le onde, una legnata nelle reni invece ogni volta che frange un’onda indipendente o particolarmente alta…preludio di oceano.

Diciamo che nella prima parte del watch le sensazioni sono state fisiche di quelle che piacciono a me e riuscire a descriverle per provare a parteciparvi è complesso perché non sono sensazioni a cui siamo abituati nel quotidiano.

Quando il segnavento dice che ci sono raffiche da 33nodi, vuol dire che il vento comincia a diventare benzina e la ruota del timone si trasforma nel pedale del gas.

Il vento che spira è mediamente intorno ai 28 nodi con frequenti escursioni brevi oltre i trenta ma quel che più conta è che filiamo anche a 9,5 nodi e questo è davvero un bell’andare…cavalcare le onde a questa velocità significa avvertire fisicamente la potenza delle forze in gioco, non è come nella macchina che per quanto potente si ha sempre la sensazione della progressione, qui normalmente si ha la sensazione di stare fermi, è una piccola piattaforma e con vento leggero e velocità costante non si prova nessuna emozione fisica come diversamente accade, a velocità e con venti assai minori su un monoscafo classico…

Si deve immaginare che la postura, affatto ergonomica, vuole chi è al timone con i piedi divaricati e fissi ed il resto del corpo in continua oscillazione a “copiare” e controbilanciare gli spostamenti dello scafo nel tentativo di rimanere sempre in piedi ed in condizione di agire sulla ruota del timone.

Tuttavia questa stessa ruota, nelle situazioni peggiori, funge all’uopo da aggancio di sostegno per scongiurare il peggio, ma oltre un certo limite di vento ed una certa velocità dello scafo, l’accelerazione si percepisce in maniera differente da una semplice “pendolata” avanti e dietro che spesso è imputabile al moto ondoso.

Quando il gioco si fa duro la sensazione è sconvolgente, per rendere l’idea posso dire che percepire l’accelerazione sotto raffica oltre i 30/35 knt. su questa barca, restituisce una sensazione fisica molto simile idealmente a quella dello stare su un tapis roulant in aeroporto, quello che scorre in piano tanto per intenderci, che anziché muoversi a velocità costante, di tanto in tanto da’ degli strattoni di accelerazione appunto che il corpo avverte prima nei piedi e poi nel resto che è costretto ad aggrapparsi alla prima cosa utile.

E’ strana la sensazione perché c’e’ un problema di fondo, ed è un problema di scala delle cose, che rende alcune sensazioni familiari ed altre meno.

Da una motocicletta ci si aspetta ripresa, da una macchina velocità, da un camion magari potenza nella trazione, da una nave inerzia ed abbrivio…insomma, a me una barca a vela che accelera in maniere “impulsiva” come se fosse legata al filo di un grande Nettuno che la porta a spasso per i mari dandole strattoni qua e là, sinceramente mi fa strano e quest’è…

Per quanto riguarda l’equilibrio invece, il ragionamento è di tipo opposto…e come nella vita possono convivere gioia e dolore nello stesso contesto, alla stessa stregua in un watch al cardiopalma, ci stà pure che un’oretta sia anche di cesello e vento debole.

In questa circostanza, dal punto di vista psicologico è più stressante, perché entrano in funzione altri recettori ed il tipo di guida deve cambiare profondamente anzi, direi l’approccio deve essere diverso. Con poco vento e magari anche un motore diventa fondamentale l’assetto che la barca ha e che sostanzialmente può essere orziero (che tende a portare la prua contro il vento) o poggiero (che tende a portare la prua nella direzione del vento).

Allora mi siedo a fissare la chiesuola della bussola cercando di entrare in armonia con il ritmo tanto delle fluttuazioni quanto delle rotazioni della rosa dei venti nell’intento di trovare il numero di gradi necessario e sufficiente al timone per compensare l’andamento della barca e dirigerla secondo rotta.

Questo lavoro è di pazienza, non è una scienza esatta ed al limite dell’alchemico per via del moto ondoso, del vento mai costante ed altre forze fisiche, l’equilibrio di per sé è sempre effimero e, come la felicità nella vita, va gustato per quello che dura…ciò nonostante esistono alcuni momenti di “grazia” dove l’insieme elementi, barca, uomo è talmente perfetto che la barca fila liscia e dritta anche per alcuni minuti ed è li che, trattenendo a volte anche il respiro, immobile, sorrido al pensiero di essere parte di quel tutto.