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Log Book · 31 di 38

21 ottobre

Data
dom 21 ott 2012

Prermessa…

Purtroppo devo prendere atto che se continuo a tentare di scrivere cose su ogni watch o divento pazzo o questo viaggio finisce per diventare un incubo più di quello che già talvolta non mi  appaia.

Pertanto credo che passerò, per quanto possibile ed a meno di casi eccezionali, dalla descrizione dei tre watch giornalieri ad un resoconto generale dell’ intera giornata sperando cosi di poter avere un po’ più di tempo cogliendo comunque gli spunti e le riflessioni che ciò che vivo, mi ispira.

Poi lo faccio anche per un motivo pratico, infatti stoicamente di notte e di giorno, magari mentre qualcuno si sente poco bene, io come un crumiro mi scopro incastrato in qualche punto con questo benedetto portatile a descrivere i dolci inferni di questo trip….

Durante il watch 03:00|06:00 pm. di ieri il cpt. aveva deciso di fermarsi e far passare quella perturbazione che avevamo visto prima di partire da Barcellona e che, per via della sua instabilità e rotazione dei venti, ci aveva obbligato ad una giornata di calcinculo con la solida promessa di un futuro prossimo ancor più rigido.

Infatti il meteo portava in quella zona fino a 30 nodi di vento che solitamente poi sono sempre di più, ma dritti sul muso !

Le barche a vela come è noto non possono andare esattamente controvento se non con un angolo che nel nostro caso è di almeno 45° rispetto al vento, quindi per avanzare nel vento si devono “tirare” dei bordi a zig zag per avanzare e quindi a questo punto saggiamente, anziché combattere per un altro giorno ed un’altra notte, considerate anche le condizioni dell’equipaggio ancorché della barca che, a furia di sberloni lentamente ma inesorabilmente si sta smantellando, abbiamo deciso di ridossarci in una baia protetta, di buttare l’ancora e stare fermi per un giorno aspettando che la perturbazioni ci attraversi per poi riprendere il nostro cammino in maggior comfort.

Alle 12:00 gettiamo l’ancora a Cabo de San Antonio 38°46’ N 00° 11’ E, una baia graziosa e ridossata dai venti provenienti dal quadrante W / S.

E’ difficile prendersi tempo in queste situazioni, d’altronde è anche vero che lo stress si somma alla stanchezza e quando possibile bisogna ricorrere ai ripari.

Dopo poco il cpt, attraverso il suo iPad si connette e verifica il meteo aggiornato…e con grande sorpresa, di tutta quella perturbazione che avevamo visto nelle previsioni del giorno prima e che per altro avevamo accusato sino a quel momento, pareva non esistere più traccia.

In realtà, ad essere più precisi, i venti dominanti erano rimasti gli stessi per direzione ma l’intensità non arrivava a più che dieci nodi, contro i trenta previsti e sperimentati… poco male comunque e pausa sia, gettiamo l’ancora e ci rilassiamo tutti un attimo, io comincio il toto cucina ed alla fine optiamo per una frittata all’omelette che io prontamente ho inventato, mettendo in ordine segreto, tre fette di prosciutto crudo, tre di formaggio da toast, mezza cipolla ed annegando tutto in 8 uova con un pizzico di pepe nero, per contorno ho fatto le ormai mie famose e tanto apprezzate polpettine fritte, con gli avanzi del riso e zucchine del giorno prima…

Il tempo di mangiare alle 17:00 tutti insieme finalmente seduti attorno ad un tavolo ed ecco che il buon senso del marinaio si impossessa del cpt, e la tanto fatidica domanda, si stacca dal suo cervello come una bolla di aria calda…ma che ci stiamo a fare qui, se abbiamo tanta strada da fare ed il meteo è buono ?

Come dargli torto, ma come sapere dove stavamo andando a ficcare il naso quando l’ovvietà della risposta si frange sul destino, ed in men che non si dica lavati i piatti e fatto il caffè, il circo riapriva i battenti…Lui: ma tanto il meteo è cambiato e fuori non c’e’ più nulla, tanto vale portarci avanti perché prima arriviamo a Gibilterra e quindi ad Agadir e più ci possiamo fermare.

Partenza alle 18:30 dopo che Ale per tutto il tempo ha sprecato l’opportunità offertagli, di prendere il Kite e farsi qualche ora di divertimento mentre, sempre con lo sfondo di un cielo plumbeo, una regata di optimist si consuma alle nostre spalle…bel posto per fare un pit stop e volendo sembra che ci sia anche un porto vero e proprio ben ridossato e ben protetto con apertura a Est.

Partiti alla volta di Gibilterra e arrivati in acque libere, lontane cioè dalla protezione naturale della costa, la giostra ricomincia alla stessa stregua di prima ed a suon di legnate sul muso se non ne avevamo avuto abbastanza prima.

La notte si da il cambio con il giorno e quando io vado su per il mio primo turno, tutto lo scenario attorno a noi è minaccioso e grigio…Ale ha preso un pò d’acqua nel turno ma il grigio cielo di adesso è solo il preludio ad un nero profondo all’orizzonte e quindi mi metto l’anima in pace.

Non ci è voluto molto per comprendere che il meteo tanto affidabile sino ad ora ha fallito e quello che stiamo attraversando ha il sapore di un agguato…All’inizio il vento è ancora a 20 nodi con raffiche più intense, ma noi abbiamo come al solito un andatura conservativa per cui con una mano alla randa ed una alla tormentina, riusciamo tranquillamente ad affrontare fino ai 25 nodi, ma come sempre in barca come nella vita avere un istinto e saperlo ascoltare spesso può fare la discriminante tra la buona e la cattiva sorte.

Non so bene perché, ma in altre mille volte in situazioni del genere io sarei stato portato a poggiare al vento, allargare il sorriso e prepararmi alla mia ricompensa fatta di velocità e di un appagante braccio di ferro con il timone, ma questa volta c’e’ qualcosa di strano e alla seconda raffica a 27 nodi, scendo a svegliare il cpt con il quale, per via del nostro rapporto, è cosa assai difficile fare la cosa giusta.

Siamo due personalità forti e molto simili paradossalmente, tuttavia io ho ben chiaro il senso delle gerarchie ed ho imparato bene a tenere per me quelle che sarebbero le mie scelte accettando gli ordini con rispetto e senza discutere.

E’ fondamentale su una barca, nel lavoro, come nella vita per altro, che esista un solo comandante per volta, un certo tipo di democrazia in determinati processi, per quanto allettante, nella pratica non è perseguibile in quanto necessita di qualità ormai rare in noi umani.

Tutti sono pronti a decidere e nessuno poi ad assumersi realmente le responsabilità per le proprie scelte mandando tutto in caciara, quando arriva il conto.

Ogni ruolo, se svolto bene e con coscienza è già abbastanza difficile di per se e quindi io in questa situazione cerco solo di fare al meglio il mio ruolo di “secondo”, tuttavia per una serie di vicende pregresse il cpt. risulta essere vittima di un assurdo pensiero che mi vuole in competizione con lui, film questo però che è solo nella sua testa, dal momento che come marinaio ne ho il pieno e totale rispetto tanto da averlo considerato mio istruttore in tutti questi anni e come uomo al contrario non mi interessa affatto, quindi il problema come sempre diventa una faccenda di ego e li semplicemente me ne disinteresso.

In merito all’insubordinazione in quanto trasgressione degli ordini, sono completamente d’accordo con lui quindi, e quando aimè ho peccato anche senza volerlo, ho fatto ammenda ritenendo il richiamo legittimo e doveroso.

Solitamente sono abituato a monitorare frequenza ed intensità delle raffiche e poi farmi un’idea se sfruttarle o dover correre ai ripari, ma in qualità di “secondo” devo stare sempre ben attento a tener separato il mio punto di vista dal suo e quindi, per farla breve…sono sceso in cabina a chiamarlo.

Due colpi a 27 nodi, tutto qui l’indizio che mi ha spinto contro natura, eppure il tempo di risalire al timone sotto la pioggia che nel frattempo lubrifica i miei pensieri, e si è scatenato l’inferno….

Innanzitutto decidiamo per una virata poiché siamo in un cul de sac.

Infatti abbiamo appena superato il promontorio di Cabo San Antonio nel punto dove la Spagna è più vicina all’isola di Ibiza e Formentera puntando direzione SW sottocosta, da una parte abbiamo la terra ferma e dall’altra una via di percorrenza delle navi che dista dalla costa ca 5 miglia, spazio un po’ stretto quando si va a vela e ci sono condizioni come queste.

Quindi decidiamo di non attraversare quest’autostrada invisibile ad occhio nudo ma chiara se si osservano tutte le navi che in fila indiana in una direzione e nell’altra, procedono a debita distanza reciproca ed alle quali, diversamente, noi dovremmo decidere di “tagliare la strada” per passare dall’altro lato creando in loro non poco disagio…

Pertanto dovendo manovrare, decidiamo di fare la prima virata e nel tempo necessario a cambiare mura il vento continua a rinforzare, quindi passiamo subito a dare un’altra mano alla randa ma questa, soprattutto in queste condizioni diventa operazione non semplice, fortunatamente siamo coordinati,il “capo” sa sempre quello che fa ed in men che non si dica la seconda mano è assicurata mentre al timone leggo 34 nodi.

Se continua così dovremmo dare la terza mano, ma nel frattempo buttando un rapido occhio allo strumento leggo 29 nodi di vento e 9.4 nodi di velocità…il problema non è mai il vento ma il mare che esso porta !!!

Non c’è tempo per emozionarsi, il gioco si fa interessante ed il vento non ci è alleato dal momento che lo abbiamo sempre sul muso e questo ci costringe ad inseguirlo bordeggiando.

L’acqua arriva giù a secchiate oramai, il cielo ed il mare hanno scelto lo stesso vestito per il matrimonio, ed è nero…non ho paura, ma sicuramente c’e’ quella naturale e giusta tensione che tante volte aiuta a salvare la pelle, ed intanto la barca continua a rimbalzare sulle onde e schiantarsi come da giorni oramai e c’e’ da chiedersi se veramente, per quanto solida e grande sia considerando tutti i danni già riportati sin qui, è in grado di portarci a destinazione senza aprirsi come una latta di sardine.

Prima della fine del mio turno, dobbiamo virare ancora perché troppo sotto costa, e ora della mattina tra me e il cpt, avremmo virato ben 4 volte in un gioco che a vederlo sul layer dell’ AIS del gps cartografico sembrava il vecchio Frog, dove c’era la rana che doveva saltare sui tronchi che viaggiavano in direzioni opposte e velocità differenti per arrivare dall’altra parte…ma questo non è un gioco ed in queste condizioni sottrarre rischi e variabili  ad una situazione di potenziale pericolo è scelta saggia prima ancora che furba.

Che turno!... e che notte per tutti, ognuno ha avuto il suo forza 8 da ricordare, con il cpt che era di watch dopo di me che in tutto questo ha dormito poco e niente dovendo fare assistenza ed essere vigile su tutti i watch…questa è una parte fondamentale di quel ruolo che molti dimenticano ma che fa la differenza e che per questo non rende tutti uguali.

Queste sono le avventure che uniscono gli “uomi”, la condivisione del pericolo o di situazioni particolari, incide nella memoria delle persone che vi partecipano segni decisi spesso a forma di anello ed a prova di tempo, perché differenze a parte, siamo tutti sulla stessa barca, anche se quando questa di chiama “vita”, spesso lo dimentichiamo.

Oggi è già domani, e considerato tutto, saggiamente e contrariamente a qualsiasi principio condiviso decidiamo di fermarci a dormire in rada per la notte, domani sarà sicuramente un giorno migliore disse Rossella…

Non solo non se ne può più ma anche la barca ha bisogno di pace e poi non abbiamo nessuna fretta in realtà, l’alternativa tra perdere una notte di navigazione con il vento sul muso per avanzare a 3 nodi e dormire, riposarsi e far passare la perturbazione, è una scelta di buon senso e che tutti prendiamo con gioia e condivisione.

Alle 19:00 buttiamo l’ancora in una baia sorprendente tanto a studiarla sul cartografico quanto dal vivo a ca, 14 miglia a sud di Torrevieja in uno scenario notturno descritto da un landscape ispirante quello di Miami con tutti gli edifici ravvicinati e sviluppati in altezza, su una costa illuminata ma dal chiaro sapore turistico, posto strano!

Ad un occhio attento infatti si può notare che la maggior parte degli edifici non sono illuminati e tutto quanto riporta gli echi di una stagione estiva in un probabile luogo di prestigio.

Noi siamo ancorati in 3 metri d’acqua a forse 50 metri dalla riva e, tirando un sospiro di sollievo finalmente ci rilassiamo tutti ed ognuno pregusta il piacere di una notte serena.